
Nel cuore di Napoli, tra le mura sacre e vibranti della Chiesa di Santa Maria di Porto Salvo, il 25 maggio si è inaugurata una mostra che è molto più di un evento artistico: è un viaggio nel sentire umano, un grido di colore, un abbraccio tra disperazione e bellezza.
Parliamo della mostra celebrativa per i 25 anni dell’Esasperatismo Logos & Bidone, il movimento artistico fondato da Adolfo Giuliani, che ha inciso con forza e coerenza un tratto profondo nell’arte contemporanea di cui vi avevamo parlato.
L’Esasperatismo non è una semplice corrente: è un’urgenza.
È la scelta di non tacere, nemmeno quando la società impone il silenzio.
È dare forma all’inquietudine, materia al dolore, verità alla bellezza.
Noi di mondodonne.com non potevamo non apprezzare la mostra in generale con opere molto rilevanti ed emotivamente impattanti, ed è proprio in questo percorso visivo ed emotivo, dove convivono linguaggi forti, mani vissute e sguardi che scavano, emerge con forza e delicatezza una figura femminile che incarna profondamente lo spirito del movimento: Mirta.
Mirta: l’arte che cuce il dolore con il colore
Tra le pareti spesse della chiesa, che sembrano trattenere il respiro dei secoli, le opere di Mirta brillano e feriscono allo stesso tempo.
Mirta non dipinge: vive sulla tela.
È un’artista viscerale, una donna di cuore e carne viva.
Trasforma ogni quadro in un diario emotivo, una cicatrice che diventa espressione, un’urgenza che si fa bellezza.
Le sue tele raccontano vite non urlate, ma profondamente vissute.
La materia si intreccia a biografie taciute, il colore diventa carne, gesto, rinascita.
Il suo stile è riconoscibile, ma mai uguale a sé stesso: ogni quadro è un nuovo battito, un’altra ferita che trova voce, una verità che nessuno può negare.
“Mirta è una di quelle donne che non ha bisogno di spiegarsi. Basta guardare una sua tela, e si sente tutto: la tempesta, la carezza, la memoria e la rabbia. Con i suoi colori, fa parlare anche il silenzio.”