
Immagina una bambina di 12 anni, con i sogni negli occhi, costretta a dire “sì” a un uomo che non ama, rubandole l’infanzia e il futuro.
Oggi, 650 milioni di donne vivono con il peso di un matrimonio contratto da bambine, una su cinque tra i 20 e i 24 anni. Ogni anno, 12 milioni di ragazze rischiano lo stesso destino, soprattutto in Asia e Africa, dove povertà, tradizioni e conflitti le intrappolano. In Italia, il fenomeno tocca comunità immigrate da Bangladesh, Nigeria e India, con circa 2.000 casi stimati all’anno, spesso invisibili.
Questi numeri non sono astratti: significano gravidanze precoci, violenze domestiche, abbandono scolastico e un ciclo di povertà intergenerazionale. ActionAid, al Mupa di Milano, ha raccolto lettere strazianti da Nepal, Uganda e Malawi, dove ragazze come Eileen Piri, 13enne malawiana, gridano: “Mi sposerò quando vorrò”.
ActionAid risponde con “I’ll Marry When I Want”, un video toccante ispirato alla poesia di Eileen e girato con alunne ugandesi. L’installazione al Museo della Prevenzione Urbana ha visto 6mila visitatori lasciare post-it di solidarietà, trasformando il dolore in azione collettiva. L’obiettivo? Educazione, empowerment e pressing politico per accelerare il cambiamento.
Nonostante progressi in alcuni Paesi, i ritmi attuali prevedono 300 anni per l’eliminazione totale, secondo stime Unicef e Onu. In India, 200 milioni di casi; negli Stati arabi, la prevalenza è altissima.
Per le donne di tutto il mondo, i matrimoni forzati sono una forma di schiavitù moderna, con 22 milioni di vittime solo nel 2021. ActionAid lavora con comunità per prevenire mutilazioni genitali e unioni precoci, promuovendo scuole sicure e diritti. In Italia, progetti come “Join our Chain” a Milano sensibilizzano le comunità straniere.
Questa battaglia ci riguarda tutte: firmare petizioni, sostenere ong e parlare apertamente può accelerare il riscatto di queste bambine. Perché ogni ragazza merita di scegliere il proprio destino, non di subirlo.
Per informazioni: Sito ActionAid