
La rete ammiraglia Rai ha scelto di affrontare un tema molto delicato come quello della salute mentale. La trama della nuova fiction di Rai1 risulta ancor più delicata perché racconta la malattia psichiatrica in chiave femminile, in un’ epoca in cui la donna non era ancora libera. Le libere donne porta in scena con crudeltà una realtà che ha riguardato molte persone nel corso dei secoli scorsi. Una condizione che ha accomunato tante donne, vittime dei soprusi degli uomini, costrette a subire senza poter contare sull’aiuto di nessuno.
Le libere donne è una nuova serie televisiva, la cui trama risulta essere avvincente ma realisticamente triste. Non ci sono indagini da svolgere e assassini da trovare come nei gialli; ma una vicenda che scava nel profondo dello spettatore. La storia è ambientata nella Seconda Guerra Mondiale, una fase storica in cui il sesso femminile non godeva ancora dei diritti fondamentali.
La fiction è tratta dal romanzo Le Libere donne di Magliano, scritto dal dottor Mario Tobino. La figura del protagonista della serie, interpretata da Lino Guanciale, è ispirata appunto a questo psichiatra. Tobino ha lavorato in un ospedale psichiatrico ed ha cercato di curare le sue pazienti con trattamenti terapeutici più moderni e meno aggressivi.

Nel corso della seconda puntata il dottor Tobino cercherà di aiutare Margherita, salvandola da un tentativo di aggressione da parte di Beppe. La giovane dovrà affrontare un difficile processo, durante cui saranno valutate le sue condizioni psichiche. Non riuscirà, però, a resistere alle provocazioni del marito, finendo per aggredirlo. La ragazza denuncerà le violenze del consorte ma non verrà creduta.
L’armistizio riporterà un po’ di speranza all’interno della struttura. Le pazienti, però, dovranno combattere contro la fame. Tobino proverà a procurare loro del cibo, ma non ci riuscirà.






