
Da ieri non ci fa che parlare della scoperta dell’esistenza di un figlio segreto di Raffella Carrà. La notizia è stata diffusa da Il Corriere della Sera, che ha appreso questa novità consultando dei documenti in cui Gian Luca Pelloni Bulzoni si presenta come erede della compianta showgirl. La conduttrice e soubrette non ha mai nascosto il suo desiderio di maternità. Tuttavia non ha mai negato di non essere riuscita a realizzare questo suo grande desiderio. Nessuno, dunque, avrebbe mai pensato che potesse aver adottato un figlio, senza rivelare la notizia al suo amato pubblico.
Dopo la diffusione delle notizia, si è accesa la curiosità su questa figura strettamente legata ad una delle più grandi icone pop. Gian Luca Pelloni Bulzoni è nata a Ferrara nel 1964, ed ha trascorso gli anni adolescenziali lavorando nel ristorante di famiglia. In età adulta ha avvertito un desiderio di indipendenza, iniziando a lavorare come guardia del corpo. E proprio grazie al suo lavoro ha conosciuto Raffaella Carrà. Un incontro che ha cambiato il corso della sua vita, considerando che la nota showgirl ha iniziato a stimarlo molto. Dalla stima è nato un grande affetto, tanto da spingere la soubrette ad adottarlo.

In tantisi chiedono perché Raffaella Carrà abbia scelto di non parlare pubblicamente di questo figlio adottivo. Un’adozione che è arrivata quando Gian Luca era già adulto, ma ciò non significa che il legame d’amore fra i due fosse meno forte.
La showgirl bolognese ha scelto di adottare questa persona proprio per affidargli il suo lavoro, per rendere qualche modo immortale il suo operato. In assenza di figli biologici, la Carrà ha voluto lasciare tutto ciò che aveva creato a qualcuno di cui si fidava ciecamente. E non parliamo solo di un patrimonio fatto di soldi e beni immobiliari, ma anche di una Fondazione che porta il suo nome e che continua a svolgere attività benefiche.
Questo ha fatto la grande icona pop: ha lasciato qualcosa dopo di lei. Laddove la natura non è riuscita a coronare il suo desiderio, il suo cuore ha supplito a quella mancanza con un gesto d’amore sconfinato verso il prossimo. Adottare un figlio per affidargli quello che sei stata: la tua immagine, il tuo lavoro, la tua Fondazione, grazie a cui tante persone traggono beneficio. E no, non è un gesto di egocentrismo, la Carrà non ha affidato il ricordo della sua persona al figlio adottivo, gli ha lasciato quella parte di lavoro in cui ha aiutato il prossimo.






