
A Natale ci sono il panettone, il pandoro, i cantucci, il panforte. Tutti dolci che raccontano la storia del territorio italiano, celebrano una tradizione secolare. Il dolce protagonista delle festività pasquali è senz’altro la colomba, una sorta di rivisitazione del tipico panettone in chiave pasquale. Ma c’è un dessert che conquista il palato e inebria l’olfatto: la pastiera. Da Napoli ha fatto il giro del Paese, conquistando le papille gustative degli italiani. Un prodotto tipico della tradizione napoletana, che ha oltrepassato i confini regionali per celebrare i suoi profumi, i suoi sapori e la sua bontà.
La Pasqua si avvicina e per le strade di tante città italiane si sente già il profumo dei fiori d’arancio e del grano cotto. Gli ingredienti di questo dolce sono sempre gli stessi, ma a qualcuno piace variare, aggiungendo un piccolo tocco di classe. Un impasto fatto con le mani e con il cuore. Un rituale che si ripete ogni anno, creando una magica atmosfera pasquale.

Sebbene oggi sia diventata un vero e proprio dolce di tendenza in tutta la Penisola, la tradizione vuole che la pastiera sia nata a Napoli. Una leggenda che mescola il mito della sirena Partenope ad una storia che vede protagoniste le suore. La complessità degli ingredienti farebbe pensare alla succulenta cucina di corte. Tuttavia questo dolce sembrerebbe essere nato durante il periodo greco-romano, quando la sirena Partenope, scelse il Golfo di Napoli per diffondere la sua voce melodica. Si narra che la popolazione per omaggiarla e ringraziarla del suo canto le portava in dono sette elementi del territorio: la farina, le uova, il grano cotto nel latte, la ricotta, l’acqua di fiori d’arancio, le spezie e lo zucchero. La sirene gradì molto questi doni e mescolandoli diede vita alla pastiera.
Una seconda leggenda, invece, narra che questo dolce sia nato nel XVI secolo per opera di una suora del convento di San Gregorio Armeno. La religiosa voleva dare vita ad una preparazione che unisse i prodotti di simbologia cristiana come le uova, la ricotta, la farina e lo zucchero alle spezie provenienti dall’Asia, per poi aggiungere un suo tocco personale: l’aroma degli agrumi del giardino del convento.
Oggi è difficile ricostruire con esattezza la storia della pastiera, ma senza dubbio è un dolce che, attraverso un’antica ricetta, mantiene vivo il legame della popolazione con il proprio territorio.






