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Divario di genere ancora attivo: ci vorranno 123 ani per ottenere la parità

La parità dei sessi è ancora una chimera in un Paese come l’Italia che investe troppo poco sulle donne e non valorizza i loro talenti.

C’è stato un tempo in cui le donne hanno vissuto in un rapporto di subordinazione con gli uomini. Che fossero padri, fratelli o mariti non c’era differenza: ogni donna doveva sottostare alle volontà degli uomini. L’emancipazione femminile è un processo lungo e tortuoso, che ha avuto inizio grazie alle lotte di alcune persone che hanno creduto nel cambiamento. Fino a qualche secolo fa, infatti, non c’era spazio nella società per il sesso femminile.

Al gentil sesso era riservato il ruolo procreativo. Le ragazze non potevano avere altra ambizione al di fuori del matrimonio e della cura dei figli. Una convinzione che, per secoli, ha pervaso la società, coinvolgendo ogni classe sociale. Dal proletariato alla nobiltà: ogni giovane donne non aveva il diritto di prendere decisioni in autonomia, di compiere scelte, di lavorare ed essere indipendente.

Il divario di genere ha radici socio-culturali molto profonde, ma anche solide, tanto da essere difficile da combattere. Storicamente la donna ha dovuto subire delle differenze sociali stabilite dagli uomini, e ancora oggi si ritrova a lottare contro stereotipi, soprusi, ideologie che guardano più al passato che al futuro.

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Il divario di genere, una questione italiana

L’Italia non è un Paese per donne. Eppure è un Paese pieno di donne di valore, di oneste lavoratrici, di professioniste in gamba, con curriculum e percorsi di studi ben più ampi dei colleghi uomini. Un maschio, però, corre di più, senza incappare in ostacoli ideologici, sociologici e burocratici che decelerano il suo successo.

Tutto questo si tramuta in un divario di genere onnipresente, che parte dapprima dalla linguistica per poi coinvolgere ogni aspetto sociale. Stando ad un’indagine dell’Osservatorio “Rita Levi-Montalcini Svimez – W20 l’Italia il gander gap fatica a morire. Il nostro Paese sconta ritardi strutturali che si moltiplicano nel Mezzogiorno, dando vita ad un divario geografico, oltre che di genere. A questo ritmo serviranno 123 anni per raggiungere la parità.

gender gap finanza

Il lavoro, una frontiera critica

Dall’indagine è emerso che il lavoro è la parte più critica. Proprio nelle carriere e nel tasso di occupazione il divario si fa sentire pesantemente. Un circolo vizioso in cui tante donne sono bloccate. In tante non lavorano fuori casa perché oberate dalle opere di accudimento della famiglia. Soprattutto in presenza di figli, e in assenza di asili nido e strutture dedicate all’intrattenimento infantile, molte madri scelgono di abbandonare il proprio impiego.

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Senza lavoro, però, l’indipendenza economica viene meno. Di conseguenza senza indipendenza economica non c’è la minima gestione finanziaria e l’autonomia di spesa.

Ed è qui che si comprende quanto l’Italia non sia ancora un Paese per donne. Non lo è perché non ha approvato il congedo paritario anche per gli uomini, permettendo di dividere equamente il carico legato alla cura della prole. Non lo è perché non crea asili nido a sufficienza per accogliere i bambini e agevolare il rientro al lavoro per le madri. Non lo perché i salari sono ancora troppo bassi.

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