Il dolore di una madre: la storia di Patrizia, del suo piccolo Domenico e di quell’errore umano che ha distrutto le loro vite

Maria Victoria StellaDa Donna a Donne2 weeks ago195 Visualizzazioni

Da quasi due mesi Patrizia Mercolino, la mamma del piccolo a cui è stato trapiantato un cuore danneggiato, sta vivendo un inferno terreno, oscillando fra paura e speranza.

La speranza di una madre non muore mai. Patrizia è una donna che ha dovuto imparare molto presto a convivere con il dolore, senza mai perdere quel senso di fiducia nella scienza. Una sensazione che l’ha aiutata nei momenti più difficili. Nessun genitore vorrebbe apprendere che il proprio figlio è malato. Nessun genitore vorrebbe provare il terrore costante di perdere il proprio figlio.

Patrizia ha dovuto fare i conti con la diagnosi di cardiopatia dilatativa per il suo piccolo Domenico. Il 23 dicembre si è accesa la speranza di poter mettere fine all’incubo che stava vivendo da tanto tempo. Eppure quel bagliore di luce si è spento dinanzi alla consapevolezza che suo figlio non avrebbe potuto avere ad una vita normale.

23 dicembre: dalla speranza alla disillusione

Per Domenico, bambino napoletano di due anni e mezzo, affetto da cardiopatia dilatativa, è arrivato un cuore il 23 dicembre 2025. A pochi giorni dal Santo Natale si è presentato quel miracolo che avrebbe potuto restituire serenità e pace a un’intera famiglia. Laddove finiva una vita, poteva ripartire un’altra.

L’espianto del cuore è avvenuto nell’ospedale di Bolzano, e in pochissimo tempo l’organo è arrivato all’ospedale Monaldi di Napoli. Il delicatissimo intervento, però, non è andato a buon fine. Il cuore era gravemente danneggiato e ormai inutilizzabile.

L’errore umano

Un evento causato da un errore umano. L’organo è stato espiantato dal donatore alle ore 10 all’ospedale di Bolzano, l’equipe medica sarebbe partita da Napoli senza il box omologato per il trasporto degli organi, indispensabile per mantenere una temperatura adeguata. Un concorso di colpe che vede coinvolto anche il personale sanitario di Bolzano. I medici, infatti, hanno riempito il contenitore per il trasporto con del ghiaccio secco, invece di far ricorso al ghiaccio naturale.

Stando alle prime ricostruzioni dei Carabinieri del Nas di Napoli, a causare la lesione dell’organo sarebbe stato proprio il ghiaccio secco che può scendere fino a -80 gradi, una temperatura troppo bassa. Un cuore per essere trapiantabile deve essere trasportato ad una temperatura di circa 4 gradi.

Il bambino non è più operabile

Da due mesi Domenico resta attaccato alla Ecmo, la macchina che supporta la funzione cardiaca e polmonare. Da sessanta giorni Patrizia teme che suo figlio possa non farcela. Potrà mai perdonare quell’errore umano evitabile? Potrà mai smettere di pensare che sarebbe bastato un box tecnologico e del ghiaccio naturale a cambiare la vita di suo figlio?

Nel frattempo era arrivato un nuovo cuore per il bambino. I maggiori esperti di cardiochirurgia si sono riuniti all’ospedale Monaldi per stabilire se le condizioni del piccolo fossero compatibili con un nuovo trapianto. Il team di esperti, dopo un’attenta valutazione, è giunto ad una triste conclusione: Domenico non può sopportare un nuovo trapianto.

Il bambino resta ricoverato in terapia intensiva sotto stretto monitoraggio. Una madre continua a vacillare fra speranza e disillusione, pregando che il figlio possa rimanere con lei.

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