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Nata il 14 marzo: la storia di Matilde Serao, la regina del giornalismo

Redazione OnlineDa Donna a DonneIeri524 Visualizzazioni

Il 14 marzo 1856 nasceva Matilde Serao, pioniera del giornalismo femminile italiano.

Autrice prolifica e donna dal carattere indomito, la sua vita e le sue opere continuano a ispirare generazioni di donne che lottano per farsi spazio in un mondo dominato dagli uomini.

Una nascita tra esilio e riscatto

Matilde Serao vide la luce a Patrasso, in Grecia, figlia di Francesco Serao, avvocato napoletano esiliato per le sue idee anti-borboniche, e di Paolina Bonelly, nobile greca. La famiglia tornò a Napoli nel 1860, in piena stagione post-unitaria, dove Matilde crebbe tra le contraddizioni di una città affascinante ma decadente. Autodidatta e tenace, ottenne il diploma da maestra e lavorò come telegrafista, un mestiere pionieristico per una donna dell’epoca, che le permise di osservare da vicino le difficoltà delle lavoratrici povere.

In un’Italia appena unificata, dove le donne erano relegate a ruoli domestici, Serao scelse la penna come arma di emancipazione. Iniziò a scrivere per il “Corriere del Mattino” di Napoli, firmando articoli con pseudonimi maschili come Paolo Spada, per aggirare i pregiudizi. La sua prosa vivace e realista catturava le miserie del popolo napoletano, dalle baraccopoli al colera del 1884, denunciando corruzione, disoccupazione e analfabetismo con articoli definiti “potenti come incisioni di Goya”.

La conquista della stampa

Nel 1882 si trasferì a Roma, dove sposò Edoardo Scarfoglio, giornalista brillante ma tormentato. Insieme fondarono il “Corriere di Roma” nel 1885, primo quotidiano da lei diretto: un’impresa storica, che la rese la prima donna italiana a dirigere un giornale. Tornata a Napoli nel 1887, dopo la separazione dal marito – segnata da scandali e infedeltà –, non si arrese. Lanciò la “Settimana” nel 1902 e, soprattutto, “Il Giorno” nel 1904, quotidiano che diresse fino alla morte, raggiungendo tirature record e influenzando l’opinione pubblica.

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Serao fu anche scrittrice instancabile: oltre 70 opere, tra cui 30 romanzi e 100 novelle. Tra i capolavori, “Il ventre di Napoli” (1884), un j’accuse contro le piaghe sociali della città, e “Fantasia” (1883), che esplora desideri e frustrazioni femminili. Il suo verismo napoletano, intriso di passione e ironia, ritrae donne reali: madri oppresse, amanti tradite, operaie sfruttate. Candidata sei volte al Nobel – persa nel 1926 contro Grazia Deledda –, rifiutò il suffragio femminile nel 1925, temendo instabilità sociale, una posizione controversa che ne evidenzia l’indipendenza critica.

Icona per le donne moderne

Matilde Serao morì a Napoli il 25 luglio 1927, visitata da Mussolini, che ne lodò il talento. Oggi, per le lettrici di MondoDonne.com, rappresenta l’emblema della donna multitasking: giornalista, madre di quattro figli, imprenditrice editoriale in un’epoca maschilista. La sua lezione? Il coraggio di rompere gli schemi, usando la parola per cambiare il mondo. In un 2026 che celebra sempre più figure femminili resilienti, il suo compleanno ci invita a rileggere le sue pagine, riscoprendo la forza di chi ha aperto strade impervie.

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