Questo sito fa parte del network del Gruppo Mondo Media e contribuisce alla audience editoriale del magazine online MondoUomo.it.

Hanno lasciato Milano e Genova per l’Appennino: le donne che stanno rivoluzionando la montagna con yurte, vivai e agricoltura bio

Redazione OnlineLeadership2 months ago405 Visualizzazioni

Da grafica editoriale a produttrice di zafferano, da manager di moda a vivaista: storie di coraggio femminile che dimostrano come si possa ricominciare da zero e creare imprese innovative tra i boschi dell’Emilia

Strela di Compiano, Alta Valtaro – Sono partite da Milano, Varese, Genova e Santa Margherita Ligure. Hanno lasciato carriere consolidate, appartamenti in città, la frenesia urbana. E hanno scelto l’Appennino Parmense, tra faggete e sentieri di montagna, per reinventarsi completamente. Non per fuggire, ma per costruire qualcosa di nuovo: aziende agricole biologiche, agriturismi innovativi, vivai di montagna, allevamenti sostenibili.

Sono le nuove imprenditrici dell’Appennino Emiliano, donne tra i 30 e i 50 anni che stanno invertendo il fenomeno dello spopolamento delle aree interne, portando innovazione e visione imprenditoriale in zone considerate marginali. Le loro storie raccontano molto più di un cambio di vita: parlano di coraggio, reinvenzione professionale e capacità di creare economie sostenibili dove sembrava non ci fossero opportunità.

Simona e le yurte mongole nell’Oasi WWF

Quindici anni fa Simona Terenzio faceva la segretaria e frequentava l’Appennino per visitare amici. Oggi gestisce l’Agriturismo Ca’ Cigolara, un campeggio con nove tende yurta mongole immerso nell’Oasi WWF dei Ghirardi, una frazione di Borgotaro. È stata una delle pioniere in Italia di questo tipo di ospitalità.

“Cercavamo qualcosa di compatibile con l’ambiente e il clima, sempre molto ventilato e in inverno nevoso”, spiega. Ha trovato un artigiano in Mongolia che produceva le tende tradizionali, le ha fatte arrivare dopo un anno di attesa e ha inventato un nuovo lavoro. Oggi l’agriturismo ospita 40 persone, ha un ristorante, orti biologici e organizza ritiri di yoga e discipline olistiche. “La città dà tante cose, ma lo stile di vita e i rapporti con le persone qui sono più semplici. Non tornerei mai indietro”.

Leggi anche  10 esempi di leadership femminile che stanno cambiando il mondo

Laura, dalla grafica editoriale ai funghi porcini IGP

Laura Bevilacqua lavorava come grafica per l’editoria a Milano. Amava la sua casa in città, ma 19 anni fa ha deciso di investire tutto in un casolare a Cappella di San Martino, a 550 metri di altitudine, trasformandolo nell’Agriturismo Bio Terra Antica insieme al marito Fabrizio.

Oggi coltivano orti biologici, hanno un grande meleto, producono miele, zafferano, confetture e succo di mela. Il loro agriturismo, lungo l’antica Via degli Abati, offre camere con nomi di frutta e verdura, una piscina panoramica, una sauna finlandese riscaldata con legna dei boschi locali e un ristorante dove Laura prepara pane, focacce e dolci con ingredienti a chilometro zero.

“È stato un grande salto di qualità per me e la mia famiglia. Serve tanto impegno e fatica, ma conoscere persone da tutto il mondo è la più bella soddisfazione”, racconta. “Vent’anni fa in questa terra non c’era nulla. Abbiamo incrementato moltissimo il turismo della Valle”.

Chiara e il mulino dell’Ottocento diventato home-restaurant

Chiara Palumbo era guida turistica tra Varese e i laghi del Nord quando ha visto online un vecchio mulino dell’Ottocento a Bardi. L’ha trasformato nel Country Chic B&B Il Pozzo e la Macina, con un’azienda agricola biologica annessa.

Con le proprie mani ha creato orti rialzati, coltiva erbe e verdure che trasforma in conserve e infusi. Ha recuperato l’ex stalla trasformandola in una risto-bottega dove serve pasta fresca, torte salate e dolci fatti in casa. “Oggi accogliamo chi cerca autenticità e silenzio, tra colazioni sotto volte in pietra e cene nella serra in vetro”, dice con orgoglio.

Leggi anche  Sticky Floor: 5 mosse per sbloccare avanzamenti entro fine anno

Clara, dall’Olanda all’Appennino per un vivaio “coraggioso”

A 42 anni Clara Ghinassi ha lasciato la carriera da project manager in uno studio di architettura in Olanda e poi in una grande casa di moda italiana. Due anni fa ha recuperato un terreno abbandonato a Strela di Compiano, paesino di 100 abitanti, creando Verde Strela, un vivaio dove coltiva piante ornamentali perenni, rose antiche e inglesi, tulipani, narcisi e dalie.

“Abitavo a Parma e viaggiavo molto per lavoro. Desideravo vivere in modo più sostenibile, con ritmi dettati dalla natura, non dal profitto”, spiega. “Non avevo alcun legame con questa zona, ma è stata una scelta radicale. È molto dura per una donna da sola occuparsi di tutto, ma ho trovato tanta solidarietà. Mi aiutano a usare il trattore, la motozappa. E partecipando al mercato di Parma porto un pezzettino di montagna in città”.

Il circolo virtuoso di Strela

A Strela di Compiano, nel raggio di pochi chilometri, tre giovani donne stanno creando una sinergia virtuosa. Oltre a Clara, c’è Simona Gambarini, 31 anni, nata a Santa Margherita Ligure, che ha aperto un allevamento biologico di bovini di razza piemontese con il marito. “Ho un diploma alberghiero e non avevo mai lavorato con gli animali. Mi sono reinventata. Nonostante le difficoltà, è migliorata la qualità della vita”.

Leggi anche  Programmi di formazione per donne leader in Italia

E poi Sara Tambini, 31 anni, che nel 2023 ha rilevato con la famiglia l’agriturismo Il Cielo di Strela. Coltiva zafferano, che vende e utilizza nel ristorante, insieme a patate biologiche, grano tenero e orzo. “Qui da tempo non c’erano attività produttive. Adesso si è creato un circolo virtuoso e collaboriamo tra noi e con le altre attività della Valle. Si sta aprendo una nuova visione”.

Un modello replicabile

Le storie di queste imprenditrici dimostrano che il ritorno alla terra non è nostalgia del passato, ma costruzione del futuro. Hanno portato competenze urbane in contesti rurali, creando modelli di business innovativi e sostenibili: dall’ospitalità esperienziale all’agricoltura biologica di nicchia, dai vivai di montagna agli home-restaurant.

Stanno ripopolando l’Appennino Parmense, nel territorio di Visit Emilia (province di Parma, Piacenza e Reggio Emilia), dimostrando che la montagna può offrire non solo qualità della vita, ma anche opportunità imprenditoriali concrete. E lo fanno con una visione: creare reti, collaborare, portare innovazione rispettando l’ambiente e le tradizioni.

Come dice Clara: “Porto un pezzettino di montagna in città”. Ma in realtà, queste donne stanno facendo l’opposto: portano competenze, energie e visione dalla città alla montagna, trasformandola in un laboratorio di futuro possibile.

Loading Next Post...
Cerca un contenuto Articoli da non perdere
Loading

Signing-in 3 seconds...

Signing-up 3 seconds...

error: Contenuti protetti da Copyright.