
Il tema dei problemi legati alla fertilità è sempre più diffuso. Parlare di fertilità dopo i 40 anni significa imbattersi in opinioni discortanti riguardo la possibilità di portare a termine una gravidanza. Negli ultimi decenni, l’età media del primo figlio si è alzata notevolmente, a causa di carriere lavorative, stabilità economica e percorsi di vita non sempre lineari. La maternità, infatti, pur essendo determinata prevalentemente da fattori biologici, dipende anche da questioni sociologiche, economiche e antropologiche.
Biologicamente, a 40 anni, una donna ha circa il 5% di probabilità di concepire naturalmente per ogni ciclo mestruale. Questa percentuale riflette non solo una diminuzione del numero di ovociti rimasti, ma anche un calo della loro qualità genetica. Dunque è fondamentale approcciarsi a questo percorso con consapevolezza, evitando sia l’allarmismo eccessivo sia l’ottimismo infondato basato sulle cronache delle celebrità, che spesso ricorrono a tecniche di fecondazione assistita non dichiarate.

Ogni donna nasce con un corredo fisso di ovociti. Con il passare del tempo, questo patrimonio man mano va a scemare. Dopo i 40 anni, la riserva ovarica si riduce rispetto ai 20 o ai 30 anni. Oltre alla quantità, entra in gioco il fattore dell’aneuploidia, ovvero la presenza di anomalie cromosomiche negli ovuli.
Dopo i 40 anni, una percentuale significativa di ovociti presenta errori nel numero di cromosomi. Questo è il motivo principale per cui i tassi di aborto spontaneo aumentano e le probabilità di successo di una gravidanza diminuiscono. Nello specifico non si tratta di una mancanza di salute generale, ma di un processo di invecchiamento cellulare specifico del sistema riproduttivo che avviene inesorabilmente.
Sebbene possa sembrare difficile, non è impossibile rimanere incinta a 40 anni e anche dopo. Difatti è possibile ottimizzare le probabilità di concepimento puntando su determinati fattori. Uno stile di vita sano può favorire l’ovulazione e aiutare il concepimento