
Le donne sono spesso oggetto di prevaricazione sul posto di lavoro, con ripercussioni anche molto serie.
Le conseguenze di un abuso di tale portata protratto nel tempo, spinge la persona ad arrivare ad un punto di saturazione tale da non poter fare altro che abbandonare il proprio lavoro. L’angoscia, la paura, la frustrazione continua rendono la permanenza impossibile se si vuole mantenere intatta la propria salute mentale. Ebbene, vediamo insieme come riconoscere il mobbing sul lavoro per prevenirlo.
All’inizio una prevaricazione di tipo psicologico è difficile da riconoscere perché prende forma in modo lento e silente, passando quasi in sordina. Si comincia con una battuta di troppo, un’osservazione non pertinente al piano professionale e manifestazioni passivo-aggressive che mettono a disagio il lavoratore.
Le donne sono particolarmente colpite da questi abusi e violenze. I motivi sono spesso (non sempre) legati al rifiuto di avances sessuali o sentimentali che si tramutano in desiderio di vendetta o rivalsa, da parte del collega o del capo. Ma quali sono i segnali a cui prestare attenzione?
Intimidazioni, umiliazioni, comportamenti che mettono a disagio o pressione alla lavoratrice, perpetrati nel tempo. Questi sono alcuni dei segnali chiave che indicano il mobbing psicologico sul posto di lavoro. La persona che subisce queste violenze tende a diminuire le prestazioni lavorative, a cambiare atteggiamento, a manifestare forti segnali di stress.
I collegi o capi che infliggono questo abuso hanno come fine quello di isolare, criticare e indurre la lavoratrice o lavoratore a lasciare la sua mansione. Spesso affidano compiti pesanti o lontani dal proprio campo di competenza per creare frustrazione alla dipendente. Non è raro che le cambino settore molto spesso per metterla in forte disagio, con una conseguente incertezza per il futuro.

Difficile da riconoscere e denunciare, ma piuttosto evidente notarne le conseguenze psico-fisiche. Il mobbing psicologico alle donne sul posto di lavoro non è qualcosa da prendere sotto gamba e liquidare con il classico: “Resisti!”, “Fai finta di nulla”, “Ignoralo”. Se la questione fosse così semplice il fenomeno non si manifesterebbe affatto. Ma facciamo una piccola digressione in favore di una maggiore chiarezza.
Il primo step è quello di sensibilizzare il pubblico a una tematica che soffre, come spesso accade, di stereotipi e pregiudizi. Chi viene preso di mira da questi abusi entra in un loop psicologico dal quale è difficile uscire. I motivi sono diversi e con variabili difficili da categorizzare in senso assoluto. Si fa spesso leva sul fattore economico che rappresenta un bisogno primario. La dipendente cerca appunto di “resistere” per portare lo stipendio a casa non potendo, in molti casi, contare sull’aiuto di nessuno.
Proprio per questa ragione giudicare dall’esterno una situazione di tale portata non fa altro che trasformare i carnefici in vittime e viceversa. Fatta questa ragionevole premessa si può tornare al punto della questione ovvero le conseguenze psico-fisiche del mobbing psicologico.
Le conseguenze degli abusi psicologici possono essere davvero gravi, fino addirittura a parlare di malattie da mobbing. Chi riceve queste prevaricazioni può accusare somatizzazione, disturbi psicologici e alimentari, nonché depressione ed esaurimento nervoso. Perdita di concentrazione sul lavoro, attacchi di panico, frequenti mal di testa e riduzione della memoria.
Quelle citate sono le manifestazioni più evidenti che, spesso, la vittima fatica a riconoscere come conseguenze di una violenza psicologica. Ci sono contraccolpi, però, più “relazionali” che sconvolgono gli equilibri di coppia o della famiglia. Il mobbing può davvero rovinare la vita alle vittime generando crisi esistenziali, crisi relazioni e crisi economiche.

E’ molto difficile dimostrare di essere stati violati psicologicamente, in quanto non ci sono spesso elementi tangibili. Si può comunque denunciare di aver subito mobbing a lavoro presentando una regolare denuncia e rivolgendosi a sindacati o avvocati specializzati in diritto per il lavoro.
La vittima può chiedere un risarcimento se dimostra il nesso di causalità tra l’ambiente di lavoro e i danni subiti. Il denunciante può essere risarcito per danni morali (sofferenza psicologica), danni biologici (lesioni psicofisiche), danni economici (quando si perde del denaro per far fronte a spese mediche o è costrette a perdite ingenti di denaro).
Le denunce vengono valutate caso per caso perché in Italia non esiste ancora una normativa specifica per il mobbing. E’ comunque consigliabile agire tempestivamente e raccogliere tutte le “prove” a disposizione del lavoratore.
Se si pensa di essere vittime di mobbing, è bene rivolgersi subito a qualcuno di competente che possa ascoltarci e supportarci. Sebbene il calore dei famigliari e degli amici possa giovare, in questi casi occorre una figura professionale che sia in grado di individuare il problema e aiutarci in modo tangibile.
Rivolgersi ad uno psicologo, dunque, è il consiglio sicuramente più adatto alla situazione. Il supporto dei propri cari, però, è comunque un tassello importante per sentirsi più forti e determinati a reagire a questo tipo di sopruso. Ciò che non si deve assolutamente fare è isolarsi, facendo esattamente il gioco del carnefice. Sole siamo più vulnerabili, più esposte agli attacchi esterni e perdiamo fiducia in noi stesse.
Qualsiasi sia la forma di violenza che ci viene inflitta può rovinarci la vita andando a minare le nostre relazioni, così come la nostra salute mentale e fisica. Lo scopo di questo articolo è cercare di essere un barlume di luce per tutte quelle donne che sono vittime di mobbing, ma non sanno di esserlo. Imparare a leggere, comprendere e individuare i segnali è l’arma più efficace che abbiamo per poter reagire e contrastare questi abusi. Se anche solo uno di questi comportamenti si verifica in modo reiterato sul vostro posto di lavoro, prestate attenzione! Ricordate sempre che non siete sole, c’è sempre qualcuno disposto ad ascoltare che sia uno psicologo, un amico, un famigliare o il proprio/a partner.
Come si riconosce il mobbing sul lavoro? – Il mobbing sul lavoro lo si può riconoscere tramite alcuni comportamenti nocivi reiterati: insulti, derisione, umiliazioni, critiche continue, tendenza a isolare qualcuno.
Cosa rientra nel mobbing? – I comportamenti nocivi riconducibili al mobbing sono vari. Tra questi alcuni sono più diffusi: sottrazione di responsabilità, spostamenti continui di ufficio, provocazioni, critiche umilianti, assegnazioni di compiti non conformi alle competenze del lavoratore ecc.
Come si fa a dimostrare il mobbing sul lavoro? – Per dimostrare di aver subito mobbing il lavoratore deve provare di aver subito atti aggressivi e discriminatori reiterati nel tempo. Dovrà, inoltre, dimostrare i danni consequenziali a tali atti e il collegamento tra le condotte ed i pregiudizi subiti.






